Mercoledì, 28 Novembre 2018 10:24

“O un paese alla pari o secessione": ci vediamo a Scampia, da Ciro, sabato 1 dicembre

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L'obiettivo maggiore e non a breve termine, per essere realisti, è riuscire a trovare, insieme, la via per dare al Sud (e, per estensione, a chiunque venga discriminato, diminuito nei suoi diritti e nella sua qualità umana) uno strumento che possa rappresentarne gli interessi; l'obiettivo immediato è cercare, insieme, come porre un argine alla Lega razzista (fa persino il tesseramento differenziato: nordici da una parte, terroni di merda dall'altra; e persone senza dignità lo accettano e si iscrivono al rango dei servi, contro la propria terra e la propria gente, dimenticando decenni di insulti, auguri di morte e cataglismi, furti di diritti e investimenti e lavoro ai meridionali).
Per questo, chi vuole, chi può, verrà il 1° dicembre all'Officina delle Culture Gelsomina Verde, a Scampia (dalle 10 la festa per la “Cassa del Mezzogiorno”; dalle 14 la nostra riunione). Non ci sono inviti: chiunque, a parte i salviniani, può intervenire, dire la sua, proporre. Non ci sono decisioni già prese, ma da prendere, però subito, dopo essersi confrontati. Non c'è l'idea di un blocco in cui far scomparire le specificità dei vari movimenti, gruppi, associazioni: ognuno resti quello che è, condividendo (se lo ritiene) l'agire comune in una stessa direzione. Significa che, localmente, possono esserci esperienze diverse, ma utili a presentarsi come punto d'incontro per quanti, delusi da altri tentativi o comunque insoddisfatti delle possibili alternative, intendano fare qualcosa per non lasciare campo libero alla Lega e affini (per esempio il Pd) o non ne voglia manco gli alleati. 

Questa intesa fra diversi avrebbe un riferimento comune: il Popolo delle Formiche; nel senso che ognuno troverebbe negli altri l'aiuto e la collaborazione necessari a far di più e meglio nel suo territorio o nel suo campo di azione (no-Tap, lotta all'inquinamento e alla morte di Stato per i veleni dell'Ilva o dei fanghi tossici ribattezzati “fertilizzanti”, contrasto alla mafia, compra-Sud, sostegno alle iniziative per creare lavoro nel Mezzogiorno, lotta per ottenere le infrastrutture negate...).

Il Popolo delle Formiche non è un partito, ma una possibilità di raccolta e armonizzazione delle forze migliori del Sud, perché non siano più slegate fra loro e peggio ancora ostili reciprocamente: nessuno si illude che da un momento all'altro (e nemmeno dopo) possano sparire quelle differenze che rendono concorrenziali e talvolta incompatibili certe esperienze e aggregazioni; ma dinanzi al nemico, pure quelli che si odiano devono far fronte unico, il contrario è (di proposito, o di fatto), aprire le porte della città a chi vuole distruggerla.
Come tanti altri, io sono pronto ad sostenere tutti coloro che si muoveranno in questa direzione; l'unica cosa che non farò è candidarmi, perché la mia scelta di campo è chiara, la mia libertà anche.

Dovremo anche trovare, insieme, il modo di saper comunicare il vero pericolo del salvinismo: in un tempo di estrema confusione, debolezza della figura dei padri, vince facile e seduce (soprattutto i giovani e quelli politicamente meno attrezzati) chi spara solo certezze, pur se immonde, sui terroni di merda colerosi che puzzano più dei cani o sugli ultimi della terra (il fenomeno dei migranti è terribilmente complesso e il modo migliore per far finta di risolverlo e favorirne la crescita è chiudere gli occhi sulle cause e sbraitare sugli effetti: fermare una nave in porto, radere al suolo una bidonville, additare come vergogna gl'immigrati che vivono nelle case e lavorano a Riace, lasciando intatti gli accampamenti di schiavi e fogne all'aperto modello Rosarno, per dire). La rozzezza salviniana è frutto di una macchina di comunicazione poderosa e sofisticata, tale da far apparire “nuovo” il politico e il partito da più lungo tempo sulla scena; “rivoluzionario” uno che è il garante dei poteri più beceri e arraffoni, dal sistema (anche di tangenti) delle “grandi opere”, solo al Nord o al Sud se si tratta della Tap, del petrolio da rubare lasciando ai terroni i veleni di scarto; il referente della grande evasione fiscale, dell'impunità dei corrotti (lui e la Lega sono stati stampella anti-carcere di Berlusconi, con decine di leggi ad personam e ora, come prima, dei condoni).

Il Sud votò compatto per il centrosinistra nel 2015, alle regionali (mai successo nella storia), contro tutto questo. E si ritrovò con una sintesi di Berlusconi e Salvini, talvolta persino in peggio, Matteo Renzi e il suo Pd da rottamare; il 4 marzo il Sud, di nuovo e in blocco (mai successo nella storia) ha votato per il M5S, ma si è ritrovato con Salvini e la Lega al governo che imperversano. 

A Sud, molti delusi non voteranno più cinquestelle o torneranno ad astenersi; esattamente come molti schifati dal Pd e da altri partiti (così dicono, pur con percentuali diverse, i vari sondaggi). È altissimo il rischio che tanti voti utili a contrastare Salvini restino a casa o addirittura vadano alla Lega, per una sorta di dispetto da marito cornuto o da ultima spiaggia, anche se ricolma di fanghi tossici e catrame.
Sono ateo e non ho mai avuto un partito, ma due regole le ho anche io: “Fa' quel che devi, accada quel che può”; però fare, tentare, provarci, e poi riprovarci, anche da solo, o in pochi, e senza mezzi, ma “Ognuno come sa, ognuno come può”. L'alternativa è accettare di perdere. Sul campo, dovremo far in modo che si selezioni e formi una classe dirigente non coloniale del Sud, che non stia zitta, se di centrosinistra, quando Letta, Renzi, Delrio, Gentiloni e altri sinistri massacrano il Mezzogiorno; che non sacrifichi, se di destra, i diritti e persino la dignità dei meridionali, perché Salvini è “il capitano” e eja eja “Prima il Nord”, ma finalmente “comandiamo noi”. 

Abbiamo bisogno di persone capaci (e ne abbiamo!), oneste (e ne abbiamo!), libere (e ce ne sono che hanno mostrato di esserlo pure nella loro azione politica in altri partiti, perché nemmeno il male è perfetto). Abbiamo bisogno di mettere insieme e far crescere i gruppi che ci hanno provato e sono rimasti tanti, divisi e piccoli. Abbiamo bisogno di intransigenza sui diritti: parità, e tutto il resto viene dopo. Abbiamo bisogno di offrire una “casa” diversa a quanti vogliono votare o essere votati, senza essere costretti ad aderire ai partiti che hanno tradito, sistematicamente, il Sud. Abbiamo bisogno, ove il Paese si dividesse, pur di non divenire equo, di aver pronta la squadra, non succube dei poteri del Nord e di quelli gregari e criminali del Sud, che possa amministrare le nostre Regioni. È troppo? È quello che serve. E da qualche parte si deve cominciare. Ma loro sono grandi e noi...? E noi cresceremo. Non è che possiamo scegliere, salvo restar colonia. Lo dico con parole non mie, ma di un amico di tante battaglie: “È tempo di lavorare con lealtà e coraggio alla formazione di una unione del Sud che riunisca le forze autenticamente meridionali attorno a un comune denominatore: la elaborazione di un progetto (e la formazione di una coscienza collettiva) che ponga lo Stato italiano di fronte a un aut aut: o reale equiparazione tra nord e sud o secessione”.

Questo non vuol dire essere contro chi si batte per l'equità in altro modo, in partiti, movimenti, gruppi diversi. Non ci stiamo a cadere in questa trappola e speriamo non ci caschino gli altri: con chiunque sia contro il Sud colonia, anche occasionalmente, anche solo su una questione e non su altre, noi cammineremo insieme, per il ttatto che ci unisce. Non si tratta di vincere sugli altri, ma per tutti.

Speriamo di essere in tanti a Scampia; per ora, le certezze sono solo due: 1) non importa quanti saremo, ma saremo quelli che faranno qualcosa insieme; 2) far qualcosa insieme, significa mettere da parte quello che divide e guardare solo a quello che unisce. E una volta trovato l'accordo su una cosa, farla; convinti, decisi. Anche ingoiando qualche rospo (a chi stesse per lamentarsi: e parli tu! Io sono pure vegetariano...).

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